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Tue, Jun

 

STORO. Remo Grassi era stato per decenni protagonista del calcio cittadino, prima aveva indossato a lungo la maglia della Settaurense poi l'aveva sia allenata che sfidata andando anche a sedersi sull’antagonista panchina della Condinese. Se n’è andato nel dicembre 2015 e dopo di allora la famiglia, Renata e le figlie Lorenza e Francesca, organizzano un memorial in suo nome.

 

 

Quest'anno a contendersi il riconoscimento che giunge alla sua sesta edizione, dalle 14,30 alle 18,00 sabato 13 agosto al Grilli, saranno Caffarese, Castel Cimego, Riva del Garda oltre alla stessa Settaurense che ha portato a casa la vittoria già altre volte.

Remo Grassi apparteneva a quella Settaurense in cui militavano i compianti Basilio e Olivo Giovanelli, Pietro Cortella, Bruno Baratella, Bortolino Berti e Giovanni Grassi nonché gli ancora in vita fratello Aldo Grassi, Battista e Gian Battista Scaglia, Domenico Scarpari, Arnaldo Grassi, Benedetto Zontini, Italo Danieli, Giusto Cadamuro, Giuseppe Bettazza e Osvaldo Alicanti.

E' una manifestazione a cui teniamo molto – commenta l’allenatore della Settaurense Nicola Giovanelli. - Nei giorni scorsi a Comano Terme, con gol partita di Alberto Bettazza siamo riusciti a portare a Storo un altro prestigioso torneo vincendo con la squadra di casa il Memorial Armando Calliari”

 

 

Mineraria Baritina, il M5S ottiene la convocazione di un gruppo di lavoro per la riqualificazione complessiva dell'area produttiva

 

STORO. La Provincia di Trento dovrà attivare un gruppo di lavoro interdipartimentale per verificare, entro il gennaio 2023, la percorribilità di un progetto di riqualificazione complessiva dell'area che per più di 100 anni è stata destinata alla lavorazione della barite estratta nelle miniere di Darzo. La disamina dovrà inoltre verificare la possibilità di valorizzare il compendio anche attraverso l'acquisizione dello stesso a patrimonio provinciale.

 

 

Fra Darzo e Storo c'è un'area produttiva vecchia più di cento anni che nell'ultimo periodo ha perso centralità produttiva. L'area avrebbe bisogno di essere riqualificata nelle sue diverse parti. I capannoni destinati alla lavorazione e allo stoccaggio dei minerali potrebbero essere riconvertiti ad altre attività produttive di tipo artigianale o commerciale o per ospitare attività culturali, la centrale idroelettrica dovrebbe essere rinnovata congiuntamente ai sistemi di presa e alle condotte forzate che portano l'acqua a valle, la superficie di deposito del materiale di scarto dovrebbe invece essere recuperata per aumentare la tutela dei servizi degli ecosistemi e per assicurare sicurezza idraulica, essendo essa stata riversata su un'antica ansa del fiume Chiese. Intervenendo correttamente si potrebbe in un colpo solo recuperare un'area verde con un prezioso bosco planiziale, rinaturando peraltro anche la storica Fossa Granda di Darzo, e al contempo garantire la sicurezza dei cittadini rafforzando la funzione di laminazione delle piene.

 

Con la nostra proposta di ordine del giorno, che abbiamo dovuto lottare non poco per vedere approvata, è stato stabilito di dare una risposta concreta alle istanze di recupero di un'area di grande valore, non solo per i cittadini del Comune di Storo, ma per tutti i trentini e per gli ospiti che visitano la nostra Provincia provenendo dalla Lombardia e che passano proprio accanto a questa realtà, la quale, se opportunamente recuperata, potrebbe fungere da richiamo e volano di sviluppo per un intero territorio.

 

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Alex Marini (M5S – Consigliere Provincia Autonoma di Trento)

 

 

DARZO. La comunità di Darzo, attiva e compatta, quando c’è di mezzo l’immagine di paese si sa fare in quattro. E' quanto ha dimostrato anche qualche giorno fa in occasione della rimpatriata a Val Donea, nei pressi di malga Spina, dove alpini e Asuc si sono prodigati nella sostituzione di quella enorme croce posta a proteggere abitato e sua gente.

 

 

L’area in questione si presta a feste e a momenti di relax e dal 1986 comprende pure un altare che nel tempo è stato rinnovato e dedicato, nel 2001, al compianto parroco don Grazioso Bonenti. “Quell’enorme fusto – dice della croce lo stesso referente I.L.L.EN. Luca Butterini – è stato sottoposto a sua volta, per garantire sicurezza e durata nel tempo, ad alcuni accorgimenti come incastri, rifiniture e incatramata la base”.

Elvio Giacometti, capo gruppo Ana di Darzo da 26 anni, può contare su 77 iscritti, 31 amici simpatizzanti oltre all’intero paese. Ascoltiamolo, tiene a spiegare: “Era doveroso mettere mano a quello che è un simbolo per la comunità e il passare del tempo non lo ha più reso sicuro. Il tronco di larice conta una lunghezza di oltre otto metri e proviene dai monti circostanti Dimaro”.

Nel corso dell’operazione di trasferimento dalla I.L.L.E.N. di Condino a Donea, via Faserno, ci abbiamo pensato noi alpini, supportati dai componenti l’Uso civico, utilizzando trattori e scortati da uomini di paese. Abbiamo quindi potuto metterlo a dimora mediante ruspa e ragno”. Ad affiancare nell’operazione Giacometti la manodopera davvero abbondava, a parlare è ora Rinaldo Quarenghi: “Dopo la funzione religiosa ufficiata dal missionario Guido Oliana di Roncone a Casina Vecia, non è mancato buon intrattenimento per tutti i presenti”.

 

A distanza di 24 ore dal fatto, il conducente dell’auto si è presentato per risarcire il danno causato nella notte compresa tra sabato e domenica a Storo mandando in frantumi una vetrina

 

 

STORO. A distanza di 24 ore dal misfatto il conducente della vettura si è presentato dal proprietario per assumersi le responsabilità di quanto accaduto e risarcire il danno. S tratta di un giovane che, tra timori e paure, aveva convenuto di andarsene. Fortunatamente a quell’ora in strada non c'erano nè vetture nè passanti, il che ha sicuramente evitato il peggio. Essendo le strade deserte, nessuno era presente per poter testimoniare sull'accaduto ma qualche indizio utile all'identificazione del conducente era poi emerso.

Come si sarà capito, si parla di quanto avvenuto nella notte tra gli scorsi sabato e domenica, quando una vettura, attorno alle ore 4, salendo da Piazza Malfer non era riuscita a svoltare a sinistra ed era andata a sbattere a ridosso della vetrata di un locale che sta di rimpetto alla strada. Per terra vetri in frantumi e l'intelaiatura in alluminio con lesioni considerate a prima vista irreparabili. L’imprevisto aveva causato un danno calcolato in circa 10 mila euro per il quale il titolare già aveva presentato ai carabinieri del posto denuncia contro ignoti.

L’edificio, al momento inutilizzato, appartiene a Sandro Pasi, già gestore in paese di un avviato punto vendita e riparazioni di biciclette, ed è dislocato a due passi dalla coop nella centralissima via Conciliazione.

 

 

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