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Arco, partiti i lavori per l’urbanizzazione dell’area in località Patone. L’intervento, appaltato da Trentino Sviluppo per 1,2 milioni di euro, si completerà tra un anno e vedrà la realizzazione di un’ampia strada di accesso al comparto.

 

Cominciano oggi, mercoledì 13 gennaio, e dureranno un anno le opere di urbanizzazione dell’area di proprietà di Trentino Sviluppo a Patone di Arco. I lavori, affidati all’Impresa Costruzioni Basso Sarca per un valore complessivo di 1,2 milioni di euro, consistono nella realizzazione di una carreggiata asfaltata a due corsie che colleghi lo stabilimento alla strada statale Gardesana e di una nuova rotatoria. Ad oggi l’area è raggiungibile infatti soltanto attraverso una stretta strada bianca interpoderale. La nuova strada, larga 7 metri e lunga circa 700 metri, agevolerà invece il transito di veicoli privati e automezzi industriali.

«Dopo oltre dieci anni partono finalmente i lavori di urbanizzazione del comparto di Arco Patone – commenta Achille Spinelli, assessore allo Sviluppo economico, ricerca e lavoro della Provincia autonoma di Trento – un’opera richiesta dalle amministrazioni locali ed inserita nella programmazione di Trentino Sviluppo, in modo da supportare anche attraverso la domanda pubblica le aziende locali in questo periodo di difficoltà».

La reindustrializzazione del comparto produttivo “PA 13” di Patone di Arco, di proprietà di Trentino Sviluppo, inizia dalla sua infrastrutturazione. L’area – destinata prevalentemente alla lavorazione di inerti – si trova infatti circa 3 chilometri a nord dal centro cittadino di Arco, al confine con la frazione di Cengia di Dro e ad est della Strada Statale Gardesana, proprio dove la piana della Valle del Sarca si unisce alle prime pendici del monte Stivo, vicino alla grotta di Patone.

Ad oggi il collegamento viabile con la città avviene, dopo un primo tratto di statale, attraverso una strada bianca interpoderale, larga appena 2,5 metri, e quindi non idonea alle esigenze di transito che accompagnano un’attività industriale. Di qui l’avvio delle opere per la realizzazione di una nuova carreggiata asfaltata a due corsie, larga 7 metri e lunga circa 700 metri, che colleghi in maniera agevole e sicura l’area alla statale, al chilometro 121,100.

I lavori – affidati da Trentino Sviluppo con gara all’Impresa Costruzioni Basso Sarca per un valore complessivo di 1,2 milioni di euro compresi oneri per la sicurezza – dureranno poco meno di un anno e prevedono anche la realizzazione dei marciapiedi laddove necessari e di una nuova rotatoria del diametro di 35 metri sulla statale, in prossimità dello sbocco della nuova strada.

 

 

 

A ritirare la targa, Michele Marchi Vidi con la madre Erica Fambri, che costituiscono la quarta generazione della famiglia che porta avanti l’attività. L’apertura dell’hotel Villa Miravalle, nel 1927 in via Monte Oro, si deve a Giuseppe Marchi (1885-1945), la cui attività di ristorazione negli anni Sessanta ha ottenuto il prestigioso riconoscimento della stella Michelin. A partire dalla struttura originaria, costituita da un villino su due piani edificato sugli antichi orti di Riva a ridosso delle mura, ha avuto inizio quasi un secolo di ininterrotta attività, tramandata per generazioni (attualmente, la quarta). Al capostipite Giuseppe (fin dai primi anni del Novecento proprietario del ristorante Leon d’Oro) succede il figlio Franco, che nel 1957 amplia l’edificio e lo sottopone a una ristrutturazione che per l’epoca è avveniristica, caratterizzata dalla originale piscina (la prima in un albergo di Riva) di forma irregolare, ancora oggi utilizzata e ammirata.

 

«Questa lungimirante intuizione -si legge nella relazione allegata alla richiesta di riconoscimento- può senz’altro rappresentare in modo emblematico l’approccio imprenditoriale e, prima ancora, culturale che caratterizza ancora oggi l’orientamento della famiglia nella gestione dell’attività: senza mai cedere alle facili lusinghe rappresentate dal proporre un’offerta generica, impersonale, standardizzata, la famiglia Marchi ha sempre perseguito scelte di qualità, privilegiando un approccio improntato alla unicità, alla riconoscibilità, alla personalizzazione. Ogni scelta fin qui compiuta per sviluppare l’albergo nel corso degli anni, con le inevitabili trasformazioni in termini di gusti, richieste, modalità -tanto dal punto di vista architettonico quanto da quello gastronomico- ha posto al centro il connubio fra tradizione e innovazione, valorizzando la prima anche grazie all’apporto della seconda. Il risultato di questo processo è un’esperienza di ospitalità di gusto contemporaneo ma con il mood avvolgente e caldo che solo il rispetto della tradizione e un forte attaccamento al genius loci può conferire».

È nel corso degli anni Sessanta, sempre sotto la guida di Franco Marchi -nominato Cavaliere del lavoro dal presidente della Repubblica- che l’albergo acquisita la sua fisionomia più compiuta. Alla sua scomparsa è la moglie Giovanna Rosà a prendere le redini dell’attività, fino alla fine degli anni Settanta, quando il testimone passa ai figli Pino e Paolo Marchi; i quali nel 2000 svolgono altri importanti lavori di adeguamento e battezzano il ristorante interno “Villetta annessa”, a sottolineare la sua autonomia rispetto all’attività ricettiva, caso pressoché unico nel panorama della ristorazione rivana.

«È un onore e un privilegio ricevere dal sindaco un simile riconoscimento -ha detto Michele Marchi Vidi- che è una bellissima gratificazione per la mia famiglia e qualcosa a cui mio papà teneva tantissimo, ma che purtroppo non ha potuto vedere realizzato perché non c’è più. Sono quasi cento anni che la nostra attività va avanti, credo sia un caso unico a Riva, certo un traguardo importante, e ora contiamo di proseguire, nonostante le difficoltà di questo periodo».

La «Bottega storica trentina»
Sono i negozi che (secondo la norma) «svolgono la propria attività da almeno cinquant’anni negli stessi locali e nello stesso settore merceologico, oppure in settori affini, a prescindere dagli eventuali mutamenti di denominazione, insegna, gestione o di proprietà, a condizione che siano state mantenute le caratteristiche originarie dell’attività; tale requisito può essere oggetto di deroga nel caso di trasferimento in altri locali della città, purché sia rimasta inalterata la caratterizzazione merceologica o di servizio». Inoltre è richiesta «la presenza nei locali, negli arredi, sia interni che esterni, di elementi, strumenti, attrezzature e documenti di particolare interesse storico, artistico, architettonico, ambientale e culturale, o particolarmente significativi per la tradizione e la cultura del luogo, visibili al pubblico, che offra una chiara visibilità alla persona comune, ossia non munita di particolari conoscenze tecniche e culturali, del collegamento funzionale e strutturale con l’attività svolta e dia il senso di un evidente radicamento nel tempo di quella attività».

 

 

ARCO. Al 18 dicembre sono ben 493 gli arcensi che hanno donato il proprio buono spesa comunale di 20 euro al Centro di ascolto e solidarietà della Caritas (per un valore di 9860 euro), che a sua volta li ha utilizzati per acquistare quanto richiesto dalle famiglie in difficoltà.

Il punto della situazione è stato fatto nella tarda mattinata di venerdì 18 dicembre all’oratorio San Gabriele, presenti per il Centro il presidente Romano Turrini con Italo Santuliana, per la Parrocchia frate Welton Ramos e per l’amministrazione comunale il sindaco Alessandro Betta e la responsabile del Servizio politiche sociali e prima infanzia Viviana Sbaraini.

 

È da lunedì 16 novembre (quindi circa da un mese) che i 17.836 arcensi hanno avuto la possibilità di spendere il proprio buono spesa individuale di 20 euro, messo a disposizione dal Comune di Arco per rilanciare i consumi negli esercizi di vendita al dettaglio, gravemente penalizzati dall’emergenza sanitaria, prima con il lockdown e in seguito con una drastica riduzione del fatturato. Di questi, quasi 500 hanno scelto l’opzione, prevista fin dall’inizio, di devolvere i 20 euro al Centro di ascolto e solidarietà della Caritas (la cosa si fa barrando l’apposita casella sul buono e firmandolo, quindi consegnandolo nell’apposita bussola collocata all’Urp, al piano terra del municipio). A loro volta i volontari della Caritas hanno consegnato alle famiglie che ricevono i loro aiuti (circa 110) una sorta di questionario con il quale scegliere come impiegare la donazione; a oggi ne hanno ricevuti indietro una ottantina (c’è anche chi ha scelto di rinunciare, per non approfittare troppo dell’altrui generosità) e hanno già fatto il giro dei negozi della zona, dove hanno acquistato quanto richiesto. Che sarà consegnato lunedì 21 dicembre, nel corso della consueta distribuzione di borse viveri, di materiali per l’igiene personale e della casa, di pannolini e latte in polvere.

«Di fronte alla grande opportunità di poter disporre di risorse da destinare alle persone in difficoltà -ha spiegato Romano Turrini- era nostro obiettivo rispettare due volontà: quella del Comune di Arco di supportare i commercianti, e quella di chi ha ricevuto il buono spesa e ha deciso di donarlo a chi ha più bisogno. Per questo abbiamo realizzato il questionario, dal quale è emersa la richiesta di scarpe, biancheria per il corpo, vestiario, lenzuola, coperte, pentole, giacche a vento, materiale scolastico e giochi per i bambini. A quel punto abbiamo fatto una lista di priorità e per primo abbiamo comprato quanto richiesto per i bambini, poi siamo passati alle scarpe e al vestiario per adulti e anziani, ma anche biancheria intima, coperte, lenzuola e pentole; una particolare cura l’abbiamo riservata all’acquisto di materiale scolastico e di giochi. Gli acquisti sono stati fatti cercato di distribuirli sul maggior numero di negozi possibile, compatibilmente con le richieste che abbiamo ricevuto».

«I negozianti ci hanno accolto con grande cortesia disponibilità -ha detto Italo Santuliana- e in molti casi ci hanno fatto dei forti sconti, così quei 20 euro sono diventati molti di più. Finora abbiamo confezionato un’ottantina di pacchi con materiale vario, ma ne abbiamo anche approfittato per incrementare la disponibilità dei nostri magazzini di vestiario per le diverse fasce di età. Abbiamo acquistato anche della lana, per realizzare a mano copertine per neonati, nonché pannolini, mascherine, coperte, lenzuola e sacchi a pelo per i senza tetto. Di tutto questo, naturalmente, abbiamo la completa documentazione. Ci teniamo a ringraziare l’amministrazione comunale e le persone che hanno donato il proprio buono spesa, dandoci l’opportunità di aiutare tante famiglie in difficoltà. Ancora una volta Arco si è dimostrata una comunità molto unita solidale, cosa che ha stupito anche il nostro parroco, don Francesco Scarin, che ci ha detto che una situazione come la nostra è davvero speciale».

Per esprimere la loro gratitudine, i volontari della Caritas hanno fatto stampare un apposito manifesto, che prossimamente sarà affisso nei luoghi frequentati della città, in cui, assieme agli auguri di buone feste e di buon anno, fanno bella mostra di sé le parole di papa Francesco: «Sogniamo come un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli».

«In un periodo difficile come questo -ha detto il sindaco Alessandro Betta- quella dei buoni spesa si è rivelata davvero una bella idea. Anche tanti che all’inizio erano critici, mi hanno confessato di essersi ricreduti, specie tra i negozianti. Non sono poche le persone che quei 20 euro li hanno usati non perché si trovino propriamente nella fascia di bisogno, ma perché comunque hanno fatto una piccola-grande differenza. Per come sono andate le cose mi pare si possa fare un bilancio molto positivo: ad Arco, a fronte di una iniziativa dell’amministrazione, cittadini e categorie economiche hanno fatto rete contro le difficoltà causate da questa terribile pandemia, dimostrando tutti un livello di responsabilità e di solidarietà che come sindaco mi colpisce e mi riempie di orgoglio».

Si ricorda che i buoni spesa vanno utilizzati entro il 31 dicembre.



Oggi alle ore 06:29 incidente stradale sulla SS241 all’altezza della Cascata del Varone.

Attivati con mezzo polisoccorso, APS, mezzo di supporto e 12 vigili, la squadra rinveniva un’autovettura rovesciata sul fianco passeggero nel parcheggio adiacente la strada.
Il conducente dopo aver divelto il guardavia e cosparso la carreggiata di detriti si è dato alla fuga abbandonando la vettura.

 

Le operazioni oltre che di messa in sicurezza dell’auto hanno richiesto una perlustrazione della zona alla ricerca di eventuali feriti, costringendo il personale Vv.f. a scendere lungo i margini del torrente Varone nonostante la scarsa visibilità dovuta al buio e alla folta vegetazione dei pendii.

A continuare le ricerche ha provveduto il personale del Radiomobile CC di Riva intervenuto con 2 unità.

 

Se il 2019 verrà ricordato per la bassa produzione, il 2020 registra, invece, una situazione decisamente migliore con una produzione di olive elevata e una qualità dell’olio che si presenta ottima. Conclusa in questi giorni la raccolta, per le olive del Garda Trentino c’è ora, accanto a una “carta di identità” che traccia in modo univoco l’origine dell’olio extravergine, anche il “certificato di nascita” dalla varietà Casaliva, evidenza che le farà apprezzare maggiormente non solo in Italia, ma in tutto il mondo.

 

In particolare, il legame della varietà Casaliva con il territorio dell’Alto Garda è evidenziato da una serie di analisi genetiche condotte nei laboratori di San Michele che ha riguardato oltre cento piante di olivo tra i 204 e 584 anni e 151 alberi più giovani, facendo luce sulla composizione varietale. La forte prevalenza della varietà Casaliva sia nei vecchi oliveti che negli impianti più recenti, inclusi i più antichi patriarchi, sostiene quindi l’impegno a produrre un olio di fatto monovarietale.

 

L’indagine genetica è stata attuata nell’ambito di un accordo di ricerca sottoscritto tra Fondazione Edmund Mach e Agraria Riva del Garda che ha permesso di far emergere chiaramente l’antica presenza della Casaliva nell’areale più a nord della coltivazione tradizionale di olivo in Europa. Considerando la scarsa propensione dell’olivo a generare frutti per autofecondazione è necessario il polline di altre cultivar per portare a termine la fruttificazione. La ricerca pubblicata sulla rivista Genes e per la quale ha collaborato il Centro Agricoltura Alimenti Ambiente (Unitrento–FEM) ha inoltre indagato la provenienza del polline che porta alla formazione delle olive dai fiori di Casaliva.

 

Ebbene, l’analisi degli embrioni estratti da 550 noccioli di Casaliva ha rivelato che oltre il 90% delle olive si sviluppa dalla fecondazione con polline di altre varietà presenti sporadicamente nella zona. Tra queste compaiono cultivar note, come il Pendolino (10% dei casi) ma soprattutto varietà di olivo che non corrispondono a cultivar conosciute, con frequenze diverse nelle varie località considerate (Monte Brione, Arco, Torbole, Linfano, Fraveggio). I risultati di questo studio introducono nuovi elementi per l’interpretazione dei fenomeni di scarsa o abbondante produzione delle olive nell’Alto Garda trentino, suggerendo l’adozione di piante impollinatrici di identità certa con caratteristiche di fioritura contemporanee a quelle della Casaliva ai fini di favorire la fecondazione efficace della varietà predominante.

Nel quadro complessivo delle attività svolte da FEM a supporto del comparto olivicolo trentino va segnalata l’attività di sperimentazione sulla gestione sostenibile della mosca olearia che ha visto la collaborazione di FEM, Agraria di Riva e PAT per cercare soluzioni tecniche di controllo migliorative, la gestione ottimale dell’irrigazione nei periodi di siccità che talvolta si verificano in prossimità della raccolta e, la carta di identità isotopica che è in grado di identificare univocamente l’olio extravergine d’oliva del Garda Trentino, nonché il protocollo di produzione per esaltare le caratteristiche nutrizionali e sensoriali dell’olio Casaliva. Tutte queste attività sono contenute e valorizzate in una pubblicazione appena uscita, edita da FEM, che sintetizza le ultime ricerche e sperimentazioni sviluppate negli ultimi anni.

 

 

RIVA DEL GARDA. Alle 14.45 circa di oggi, giovedì 17 dicembre, il corpo di Riva è stato allertato per l’incendio di un appartamento in uno stabile ITEA in via Marchi a Riva del Garda.

Giunti sul posto l’incendio aveva già avvolto tutta la camera da letto di un appartamento posto al terzo piano.

L’incendio è stato attaccato direttamente dall’interno con lancia alimentata dalla autobotte, ma le sempre più raffinate tecniche di intervento e la meticolosa preparazione del personale dei vigili del fuoco di Riva del Garda hanno evitato i collaterali danni dati dall’acqua utilizzata per lo spegnimento.

 

Non ci sono state persone ferite o intossicate. Due gatti sono invece morti.

Tutto lo stabile è stato fatto evacuare. Solo dopo aver spento le fiamme, bonificato il fabbricato e controllato la situazione di ogni singolo appartamento, anche per quanto concerne la respirabilità dell’aria, le famiglie sono state fatte rientrare.

Sul posto sono intervenuti 18 vigili del fuoco supportati da una autobotte, un mezzo polisoccorso ed un automezzo per la decontaminazione.

Una squadra è ancora sul posto per terminare le verifiche.

 

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Foto: Vigili del fuoco volontari di Riva del Garda

 

Carabinieri di Arco un arresto e sequestro di 4 chili di marijuana. L’attività di contrasto allo spaccio di stupefacenti dei Carabinieri continua con il sequestro di un ingente quantitativo di marijuana, nel pomeriggio di ieri, da parte dei Militari della Stazione di Arco.

L’operazione, frutto di una costante osservazione delle dinamiche del territorio, anche nelle località più impervie della Provincia, ha visto impegnati i Carabinieri della Stazione di Arco e una unità cinofila del Reparto di Laives, che hanno effettuato una perquisizione sul Monte Velo, area nelle cui zone boschive già in passato sono state individuate piccole piantagioni di marijuana.

L’attenzione degli investigatori si è concentrata su una abitazione isolata, con un ampio appezzamento di terreno completamente recintato e sorvegliato da un cane, già da tempo oggetto di servizi di osservazione.

 

Quindi, ieri pomeriggio, è stato deciso di procedere alla perquisizione, con l’ausilio di Heni, il cane antidroga, che giunto nei pressi dell’ingresso dell’abitazione, si è avventato contro la porta, segnalando inequivocabilmente al suo conduttore la presenza di stupefacenti.

All’interno dell’immobile c’era un vero e proprio deposito di droga e quale possessore è stato identificato un 33enne bolzanino, che è risultato detenere in tutto oltre Kg. 4 di infiorescenze di marijuana, sequestrate. La struttura funzionalmente organizzata prevedeva ai piani superiori anche un locale adibito ad essiccatoio per lo stupefacente, completando il ciclo produttivo, dalla terra alla confezione.

Sono stati trovati anche appunti di lavoro con indicazioni sulle qualità delle varie sementi e degli incroci effettuati dal coltivatore, che con un lavoro di circa 10 anni, stava puntando ad ottenere la produzione perfetta, per enfatizzarne gli effetti e le “qualità“ incrociandone le caratteristiche genetiche.
Sono stati sequestrati infatti numerosi semi catalogati e suddivisi per qualità, oltre a una modica quantità di hashish.

Materiale e ingente quantità di marijuana rinvenuta, fanno ritenere che l’attività di coltivazione dello stupefacente fosse sviluppata in maniera professionale, pertanto, P.W. è stato arrestato.

Nei prossimi giorni, sarà fissata l’udienza di convalida presso il Tribunale di Rovereto e lo stupefacente, sottoposto a sequestro, sarà inviato al laboratorio di analisi dei Carabinieri di Laives per valutarne precisamente peso e capacità psicotropa, stabilendo anche il numero di dosi ricavabili.

Il contrasto allo spaccio di stupefacenti, su tutto il territorio della provincia di Trento, rimane obiettivo primario dei Carabinieri.

 

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