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Wed, Apr

 

Piste innevate e impianti chiusi. Nella giornata di ieri le Regioni hanno chiesto di rimandare la decisione dell'apertura degli impianti sciistici al 18 gennaio.

 

La riapertura degli impianti sciistici slitta ancora, di almeno 10 giorni: non sarà certamente il 7 gennaio. In ogni caso, il via libera riguarderebbe solo le regioni in zona gialla. 

 

In una lettera ai ministri degli Affari Regionali Francesco Boccia e della Salute Roberto Speranza, il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini ha sottolineato che, "allo stato attuale, anche a causa del recente andamento epidemiologico, si ritiene non ricorrano le condizioni tali da consentire azioni programmabili per permettere l'apertura degli impianti il giorno 7 gennaio".

 

Una decisione non sarà comunque presa prima di un ulteriore parere del Comitato Tecnico Scientifico.

31 dicembre 2020, San Silvestro. – La fine di un anno insolito, malinconico e saturo di sofferenze improvvisamente ed inaspettatamente calate sull’umanità causando un’ancóra interminabile sequenza di decessi in circostanze anomale che hanno perfino impedito l’estremo saluto fra persone amate. Una fine di un anno che vuol dimenticare i dodici mesi di coronavirus, ma che rimane carico di riflessioni su ciò che è stato, su ciò che si è sofferto e pure su ciò che non si è fatto e su ciò che si è sbagliato nell’incapacità di poter e saper affrontare ciò che non si conosceva. Una fine d’anno che, invece di far dimenticare ciò che si è passato, sarà particolarmente ricordata, anche perché, come non si è festeggiato il Natale, così non si farà festa durante la notte del “transito”,  come si è sempre fatto e come si avrebbe voluto. Credo che sia una anno che si chiude senza essere salutato.

L’àn  che  se  sèra 

 

San  Silvestro  l’è  rivà  ànca  stàn.

L’àn  che  l’è  dré  a  pasàr 

l’à  fàt  deventàr  màta  la  gént

dai  prìm  més  fin  a  l’ùltim 

da  la  pòra  de  ciapàr  su  ’n  bisól

che  ’l  podrìa  portàrte  vìa  de  fàt.

L’àn  che  l’è  dré  a  seràrse 

l’à  rebaltà  ’l  vìver  de  tùç;

l’à  vìst  la  gént  seràda  su  ’ntà 

come  galìne  entà  ’l  polinèr.

No  i  t’à  lasàr  trigàr  come    voléve

e  gnànca  far  sòldi  come    uséve.

Nigùgn  sa  quèl  che  è  te  è  pasà

dént  de  ti  e  quèl  che  te  è  masenà

entàl  sentìr  e  vedér  tùt  quèl

che  la  gént  la  ghéva  da  patìr.

*

L’àn  che  le  è  dré  a  pasàr

él  te  làsa  mògio  e  mal  saorì

sénza  lasàrte  gnànca  la  vóia

  ’n  cìn-cìn  én  alegrìa  e  ’n  compagnìa

ànca  parché  no  i  te  le  làsa fàr;

ma  ànca  parché  te  vègn  a  mancàr

la  vóia  de  fàrlo  per  la  pòra  vàca

del  bisól  che  ’l  gìra  amó  dapertùt

e  no  s’è  bóni  de  fermàrlo.

*

«Àn  che  te  s’  dré  a  nàr    dai  pé;

  làso  nàr    che  volentéra

ma  pòrtete  dré  ànca  ’l    bisól

che  ’l  n’à  fa  sól  rabìr  e  màl!».

 

 

 

L’anno che si chiude. – San Silvestro è arrivato anche quest’anno. / L’anno che sta chiudendosi / ha fatta diventare matta la gente / dal primo mese fino all’ultimo / per la paura di essere colpiti da un virus / che avrebbe potuto farti morire. / L’anno che sta chiudendosi / ha capovolto il vivere di tutti; / ha visto la gente chiusa in casa / come galline nel pollaio. / Non ti hanno lasciato lavorare come volevi, / e neppure guadagnare come eri abituato. / Nessuno sa quello che hai passato / dentro di te e quello che hai macinato / nel sentire e vedere tutto quello / che la gente doveva patire. / L’anno che sta chiudendosi / ti lascia mogio e malinconico / senza concederti neppure il desiderio / d’un brindisi in allegria e in compagnia / anche perché non te lo lasciano fare / e pure perché ti viene a mancare / il desiderio di farlo per la gran paura / del virus che gira ancora dappertutto / e non si è capaci di fermarlo. / «Anno che stai andando fuori dai piedi; / ti lascio andare più che volentieri / ma portati con te anche il virus / che ci ha soltanto fatti arrabbiare e  male!».   --- Mario Antolini Musón.

Esce il n° 31, in questi giorni, della rivista delle APSP delle Giudicarie”

 

Era l’ormai lontano 2004, quando usciva il 1° numero de “Il Sapore del Tempo”, la rivista semestrale che mette in comune le notizie di tutte e sei le APSP (Case di Riposo delle Giudicarie). In tutti questi anni puntualmente a giugno/luglio e a dicembre la rivista diretta dal giornalista pubblicista Udalrico Gottardi, entrava nelle case dei parenti degli ospiti, nelle biblioteche, nelle parrocchie e nei comuni del territorio giudicariese, portando le notizie più diverse – appunto – della vita all’interno delle Case di Riposo del nostro territorio.

 

 

Quest’anno è appena uscito il n° 31, eh sì un numero soltanto che sicuramente rimarrà nella memoria di quanti hanno vissuto questo 2020. La causa di questa unica uscita ce la spiega – nel suo redazionale - la nuova direttrice responsabile del notiziario Jessica Pellegrino:

 

Il 2020 è sicuramente un anno che ha sconvolto la nostra quotidianità. L’entrata in campo di un coronavirus prima sconosciuto, il Covid19, ha rivoluzionato le nostre vite. In questi mesi parole come “distanziamento sociale” e “pandemia” hanno cadenzato - 24 ore su 24 - le nostre giornate.

Allo stesso tempo però abbiamo potuto riscoprire l’importanza delle piccole cose come ad esempio la forza della solidarietà e dell’empatia.

Ecco allora che il “senso di comunità” è tornato a fare capolino in maniera più decisa, così come una parola semplice, ma ahinoi un po’ in disuso, ovvero “grazie” che si è ripresa i suoi spazi.

Un anno in cui la tecnologia, per taluni aspetti circondata da un alone di negatività, si è presa la sua rivincita diventando di fatto uno dei pochi mezzi in grado di farci sentire “vicini”.

Non possiamo nasconderlo, pensare all’uscita di un notiziario importante ed atteso come “Il Sapore del tempo” in questo periodo è stato difficile.

Difficile perché non sapevamo di cosa parlare, o meglio, non sapevamo come parlarne. Perché è drammaticamente vero, il virus ha colpito e tutt’oggi colpisce duramente, soprattutto negli ambienti più fragili, soprattutto qui…

Ecco perché abbiamo deciso di raggiungervi con un’edizione “speciale”. Speciale perché, sebbene il momento sia molto difficile, non potevamo e non volevamo sottrarci all’appuntamento con questo Santo Natale: periodo di rinascita, di amore e di senso fraterno.

A tutti gli ospiti e a tutti gli operatori delle Apsp in questi mesi è stato chiesto un grande sforzo e con grande senso di responsabilità ognuno si è speso per dare il meglio. Ed è questo il tema su cui abbiamo voluto puntare i riflettori. La forza scaturita dalla difficoltà è stata “rivista” attraverso la potenza delle parole che hanno aggiunto nuove accezioni...

Nelle prossime pagine cercheremo quindi di accompagnarvi in un viaggio - fatto di testi e di immagini - che ci aiuti ad attraversare questi mesi… mesi duri dove però un “semplice” grazie, un pensiero affidato ad un bigliettino o un racconto hanno scaldato i cuori di chi soffriva.

Un numero speciale anche perché, dopo ben 30 numeri, l’ideatore di questo bollettino, Udalrico Gottardi, ha passato a me il testimone”.

 

La nevicata si è progressivamente esaurita nel corso del pomeriggio a partire dalla valle del Chiese. Complessivamente sono caduti tra i 30 ed i 60 cm di neve. Si raccomanda di moderare la velocità e guidare con particolare attenzione, per la possibile formazione di ghiaccio soprattutto durante le ore notturne. Si ricorda che dal 15 novembre è in vigore l’obbligo di viaggiare con pneumatici da neve o catene a bordo, montate durante le precipitazioni nevose. Permane la chiusura della SS 237 del Caffaro in località Ponte Pià per una slavina che ha ostruito la carreggiata. Percorribile la SP 222 per il Durone. Inoltre sono chiuse per pericolo valanghe la S.P. 34 tra l’abitato di Stenico ed il bivio per la Val d’Algone e, nel comune di Valdaone, la S.P. 27 diramazione Pracul. Sono stati disattivati i presidi, istituiti nel corso del mattino lungo la SS 237, a Darzo di Storo, Borgo Lares e Sarche. Sono ancora in attività le frese lungo il tratto tra Carisolo e Passo Campo Carlo Magno della SS 239 per l’allargamento della carreggiata.

 

Nel corso di attività di indagine per l’accertamento di altri reati, la Polizia Locale delle Giudicarie di Tione di Trento ha avuto modo di intercettare all’interno di una chat di “Whatsapp” la presenza di un c.d. “gruppo” denominato “MERDA IN VISTA”, esistente dal 2015, e già da tempo noto, nel quale i 256 iscritti si avvertivano reciprocamente circa la posizione e gli spostamenti delle Forze dell’Ordine con messaggi di testo ed audio.

 

Al momento i soggetti denunciati all’Autorità Giudiziaria per reati che vanno dall’interruzione di pubblico servizio alla diffamazione, sono una decina, perlopiù residenti in Val Rendena, la posizione di un altro centinaio di persone, ritenute le più attive, verrà vagliata dal magistrato.

 

I messaggi, circa 1000 all’anno, tra cui anche file audio e testo contenenti frasi offensive verso gli Organi di Polizia, erano finalizzati a segnalare la presenza delle “m....” cioè pattuglie di Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia Locale o ad escludere la presenza delle stesse.

 

 

L’elevato numero di partecipanti in relazione bacino di utenza limitato sul quale gravitano gli stessi, che in sostanza, salvo qualche rarità, orbita nella zona tra Tione a Pinzolo, e l’elevato numero di messaggi, sono stati ritenuti tali da turbare la regolarità del servizio svolto da tutte le Forze di Polizia, vanificando il buon esito del controllo del territorio e costituendo quindi una vera e propria interruzione di un pubblico servizio.

 

Nel fascicolo inoltrato alla Procura della Repubblica è stato evidenziato l’atteggiamento diffamatorio tenuto da alcuni degli appartenenti, quasi tutti con precedenti penali, che comunicando a tutte le persone presenti nel gruppo, rivolgono epiteti offensivi agli operatori delle Polizie Locali e dell’Arma dei Carabinieri.

 

Un ulteriore elemento che rivela la particolare gravità del comportamento tenuto dai partecipanti riguarda il rispetto delle limitazioni dovute alla pandemia in atto, la comunicazione in tempo reale della posizione territoriale di un posto di controllo impedisce il corretto svolgimento dell’operato nonché delle funzioni che svolgono gli agenti di polizia secondo le indicazioni dei piani di controllo previsti dalle Autorità competenti.

 

I fatti analizzati non si riferiscono alla banale segnalazione di un autovelox, le numerose richieste degli utenti sono finalizzate a scongiurare la presenza di agenti (es. “Storo - Pinzolo libera?”), situazione che se collegata al fatto che molti appartenenti al gruppo sono soggetti con precedenti penali e di polizia (principalmente guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di stupefacenti, spaccio e possesso di questi ultimi) fanno ipotizzare la non remota possibilità che gli stessi chiedano il “via libera” prima di commettere reati anche legati al mondo degli stupefacenti.

 

È Monia Bonenti la nuova Presidente de La Cassa Rurale Adamello Giudicarie Valsabbia Paganella. Lo è stato deciso ieri dal Consiglio di Amministrazione. Forte dei 2338 voti ottenuti dai soci, 426 in più di Alessandra Mottes, la seconda più votata, è stata unanimemente indicata alla guida della maxi Rurale ottenuta dalle recenti fusioni. Al suo fianco ci sarà Lorenzo Cozzio nominato Presidente del Comitato esecutivo. Indicato vicepresidente Luigi Olivieri che ha prevalso sulla Presidente uscente della ex Cassa Rurale Adamello Fabrizia Caola nonostante avesse preso qualche manciata in meno di voti. 

 

 

MEMBRI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE:

 

BONENTI MONIA 2338 voti - eletta in rappresentanza del TERRITORIO EX CR ADAMELLO BRENTA
MOTTES M.ALESSANDRA 1912 voti - eletta in rappresentanza del TERRITORIO PAGANELLA ROTALIANA
COZZIO LORENZO 1856 voti - eletto in rappresentanza del TERRITORIO EX VAL RENDENA
CAOLA FABRIZIA 1793 voti - eletta in rappresentanza del TERRITORIO EX PINZOLO
OLIVIERI LUIGI 1772 voti - eletto senza vincolo territoriale
FUSI CRISTIAN 1742 voti - eletto in rappresentanza del TERRITORIO CHIESE BAGOLINO
PELLEGRINO CINZIA 1701 voti - eletta senza vincolo territoriale
BALLARDINI CARLO 1612 voti - eletto senza vincolo territoriale
DANATI RUBEN 1581 voti - eletto in rappresentanza del TERRITORIO GIUDICARIE ESTERIORI
DIPRE’ SANDRO 1506 voti - eletto in rappresentanza del TERRITORIO SAONE
BACCAGLIONI MARCO 1459 voti - eletto in rappresentanza del TERRITORIO VALLE SABBIA

 

Non sono risultati eletti come membri del Consiglio di Amministrazione:

 

GIUSTINA MICHELE 1578 -  non eletto
VAGLIA PIERO 1388 - non eletto
SARTORI ANDREA 1145 - non eletto
PASSARDI DINA 1132 - non eletto 
PERNISI TULLIO 924 - non eletto
RIGOTTI DANIELE 911 - non eletto

 

MEMBRI DEL COLLEGIO SINDACALE:

 

TOMASI LUCA 2605 voti - EX CR ADAMELLO  - Eletto Presidente del Collegio Sindacale
MARATTI ROSSANA 2610 voti -  EX CR GVP - Eletta Sindaco Effettivo
POLLA MARCO 2458 voti - EX CR ADAMELLO - Eletto Sindaco Effettivo
TONEZZER ROBERTO 1233 voti - EX CR ADAMELLO - Eletto Sindaco Supplente
BOTTAMEDI DARWIN 1101 voti - EX CR GVP - Eletto Sindaco Supplente

 

Non sono risultati eletti come membri del Collegio Sindacale:

 

 

FRATTARUOLO GIOVANNI 704 EX CR GVP Non eletto

 

 

"Il Modello di gestione e il Piano di rischio per il fiume Sarca ci sono, vengono amministrati in modo continuativo e condiviso sia con le comunità locali sia con le rappresentanze della popolazione, da sempre ci sforziamo di raggiungere il miglior punto di equilibrio fra il mantenimento della vegetazione e la gestione idraulica del corso d'acqua": questa in sintesi la replica dell'assessore all'agricoltura, foreste, caccia e pesca Giulia Zanotelli ad un articolo comparso oggi su un quotidiano locale, in cui si sosteneva fra l'altro che il Trentino si è chiamato fuori rispetto alla legge nazionale che prevede la pianificazione di bacino. "Non è vero - sottolinea Zanotelli. - Il Piano di bacino previsto dalla legge 183 del 1989 è presente anche per il bacino del fiume Sarca attraverso il Piano generale di utilizzazione delle acque pubbliche. Lo stesso Pguap evidenza le aree di rischio alluvionale sul territorio e queste aree sono state aggiornate con l’adozione della nuova Carta della pericolosità approvata nell’ottobre del 2020. Il Trentino in ogni modo è stato fra i primi in Italia a vincolare le aree alla problematica del rischio idrogeologico quando nel resto d’Italia la tematica non era neanche considerata".

 

Per l'assessore Zanotelli, assieme anche al dirigente della Protezione Civile provinciale Raffaele De Col, è necessario fare chiarezza sui punti fondamentali toccati dalla polemica. 

In primo luogo, non è corretto dire che i Piani di bacino esistono in tutta Italia ma non in Trentino. In Trentino è vigente il Pguap, che ha valenza, come per tutta Italia, di Piano di bacino, ai sensi della legge 183 del 1989. Il Pguap è sovraordinanto al Pup e quindi le aree sono identificate nel rispetto del Pguap stesso.

Per quanto riguarda il Sarca, non è stata fatta alcuna "tabula rasa". L’ingegner Trentini ha elaborato a suo tempo per conto della Provincia, nell’ambito del progetto Life Ten, per tutti i fiumi trentini, i criteri e le linee di indirizzo per il trattamento della vegetazione in alveo. Queste linee guida sono regolarmente valutate nelle attività di manutenzione degli alvei fluviali effettuate dalla Provincia. Il Modello quindi c’è, così come il Piano del rischio: vengono gestiti naturalmente in modo continuativo e condiviso sia con le comunità locali sia con le popolazioni interessate (vedasi ad esempio la riunione a Palazzo Panni il 13 novembre 2017).

Chiamare “tabula rasa” l’effetto della piena sugli alberi è corretto, solo che ad effettuarla non è stata l’azione della gestione programmata, ma la piena stessa, che ha sradicato le piante di dimensioni più elevate e con il trasporto solido ha sradicato anche una elevata quantità di specie arboree di basso fusto. Gli interventi in atto asportano le piante ormai prive di capacità vegetativa, attivando anche un’azione selettiva per le piante che invece possono avere un futuro.

Trovare un equilibrio fra le diverse esigenze è proprio quello che si sta facendo da anni, e che si continua a perseguire nel rispetto della sicurezza dei territori e dell’uso degli stessi. In merito alla questione del taglio selettivo, la gestione della presenza delle piante in alveo è già allineata con il concetto di tagli selettivi. Diversa è la problematica legata ai depositi del trasporto solido nelle piene medie o grandi che di fatto comportano interventi di taglio  ove necessario.

Le piene che hanno comportato esondazione hanno tempi di ritorno fino ad ora stimati nell’ordine dei 100 anni. Al fine di valutare la mutata situazione analizzata negli ultimi eventi con precipitazioni liquide fino a quote elevate, in periodi in cui normalmente si verificavano precipitazioni nevose, è stata commissionata un’analisi idrologica aggiornata che consentirà di stimare se ci sono riduzioni dei tempi di ritorno o se come evidenziato dallo stesso Trentini, si tratta della ripetizione di eventi ravvicinati che mantengono comunque invariato il fenomeno.

E’ importante capire se gli allagamenti derivano dalla piena del fiume o dalla gestione del territorio esterno. Troppo spesso si dimentica che le acque che arrivano nei fiumi vengono da bacini che sono antropizzati; quindi spesso piazzali, strade ed edifici generano portate liquide che un tempo erano trattenute dalla gestione agricola e che ora per mancanza magari di tubazioni di scarico o di adeguati collettori vanno ad allagare case o infrastrutture. Una problematica complessa che la Provincia affronta con le sue competenze tecniche e in accordo con le comunità locali, giorno dopo giorno.

 

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