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Wed, Apr

  

La situazione sanitaria di emergenza epidemiologica da Covid-19 sta nuovamente assumendo anche sul nostro territorio degli aspetti di criticità con l’aumento di casi di contagio ed inoltre le difficoltà sanitarie ed economiche stanno minando il tessuto socio-economico giudicariese.

 

Al fine di poter garantire un tempestivo supporto alla popolazione, la Comunità di Valle, in collaborazione con i Comuni delle Giudicarie, ripropone il progetto “Io resto a casa” finalizzato all’aiuto delle persone impossibilitate ad uscire dalla propria abitazione a causa del Coronavirus, in quanto anziane, fragili, ammalate o in quarantena, progetto che già era stato attivato nella prima fase dell’epidemia, la scorsa primavera, grazie alla rete territoriale di volontariato diffusa in tutti gli ambiti comunali.

 

Anche in questa seconda fase dell’epidemia, pertanto, il servizio sarà attivo dal lunedì al venerdì, dalle 9.00 alle 12.00, telefonando al n. 366/5951714 od inviando una mail all’indirizzo This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. per tutte le esigenze relative alla consegna di farmaci, spesa alimentare e raccolta rifiuti.

 

La raccolta dei rifiuti viene gestita direttamente dal Servizio Igiene Ambientale della Comunità, che mette a disposizione degli utenti interessati l’istanza di attivazione, sia tramite un modulo compilabile sul sito Internet dell’Ente (www.comunitadellegiudicarie.it), sia mediante la compilazione guidata assistita dall’operatore del numero #iorestoacasa. Hanno diritto alla raccolta rifiuti esclusivamente i soggetti positivi o che hanno il divieto di uscire di casa, i quali non devono procedere alla differenziazione dei rifiuti, ma sono tenuti a mettere tutto in un unico sacco per il residuo, ben chiuso.

 

Nello specifico, il ritiro dei rifiuto al domicilio dell’utente sarà effettuato tutti i martedì, in orario variabile a seconda del numero di ritiri e delle ubicazioni, che cambiano giornalmente e quindi non è possibile garantire un orario preciso di raccolta. La richiesta di ritiro va effettuata tassativamente entro le ore 12.00 del lunedì precedente.

Per gli utenti che non risultano positivi al Covid-10 e non sono in quarantena, la raccolta differenziata continua come avvenuto finora, mentre per le modalità di accesso ai Centri di Raccolta, che rimangono limitate e orientate alla prudenza (due utenti ogni 15 minuti, mascherina, distanziamento…), si può far riferimento all’apposita pagina del sito web della Comunità.

 

Il Commissario della Comunità Giorgio Butterini sottolinea la delicatezza del momento: “Purtroppo la situazione riconducibile al Covid sta nuovamente mettendo sotto pressione il territorio. Consapevoli di questo, faremo quanto nelle nostre possibilità per offrire un supporto alle persone e alle famiglie. In questa fase è essenziale anche un raccordo tra gli enti pubblici, che, ciascuno in funzione delle specifiche competenze, può alimentare una rete di servizi fondamentali”.

«Cari concittadini, la seconda ondata dell'emergenza sanitaria da Covid-19 che stiamo vivendo è sempre più preoccupante e difficile. L'Amministrazione comunale, ritiene opportuno comunicare i dati forniti dall'Azienda Sanitaria in merito alle persone attualmente positive residenti a Sella Giudicarie che sono in totale 70, di cui 16 individuate con tampone molecolare e 54 con tampone antigenico rapido. Il numero 70 deve farci da monito sull'importanza di #rispettare scrupolosamente le #regole e di attuare #corportamenti #responsabili. L'impegno di tutti è attualmente l'unico rimedio disponibile per contrastare la pandemia...».

  

Queste le parole scritte dal Sindaco di Sella Giudicarie Franco Bazzoli due giorni fa per dare un quadro più aggiornato dei contagi ai propri concittadini. Un messaggio che si è reso necessario probabilmente perché nel computo dei positivi forniti dalla Pat nella conferenza stampa quotidiana mancano i positivi con test antigenico. La decisione della Giunta di non comunicare a giornalisti e cittadini il numero dei positivi con test antigenico rapido è al centro di polemiche da giorni. Ma aldilà delle polemiche è evidente che il comunicare solo i positivi con tampone molecolare non dà le giuste dimensioni del contagio in Trentino.

Pertanto in Giudicarie molti sindaci per informare i propri concittadini hanno deciso di lanciare analoghi messaggi nei giorni scorsi.

«Cari concittadini, riteniamo opportuno comunicarvi i dati relativi alle persone attualmente positive al Covid 19 del nostro Comune. L'Azienda Sanitaria Provinciale ha fornito questi dati: 34 positivi di cui 31 individuati con tampone antigienico rapido e 3 con tampone molecolare...» hanno scritto sulla bacheca facebook qualche giorno fa il Sindaco di Storo Nicola Zontini e il  consigliere delegato Covid, Nicoletta Giovanelli.

«Ritengo opportuno e doveroso informare la popolazione rispetto al numero di "casi di positività" riscontrati a Borgo Chiese. Secondo i dati forniti dall'Azienda sanitaria provinciale, attualmente le persone risultate positive al Covid tramite tampone molecolare sono 4, mentre quelle individuate con il tampone rapido sono 16: in totale 20. I numeri incominciano purtroppo ad avere nuovamente una certa rilevanza, motivo per cui ritengo necessario richiamare tutti cittadini a comportamenti responsabili e al rispetto scrupoloso delle norme...» ha comunicato il sindaco, Giorgio Butterini ai cittadini di Borgo Chiese.

Da altri messaggi si apprende che a Fiavè ci sono 9 positivi, 1 con tampone molecolare, 8 con test antigenico rapido...

A Bleggio Superiore, 1 positivo con tampone molecolare, 6 con test antigenico.

In questi 5 comuni giudicariesi il conto dei positivi rilevati con tamponi molecolari è di 25, quelli con test antigenico rapido 115.  Questo significa che gli attualmente positivi rilevati in questi comuni delle Giudicarie non sono 25 (quelli rilevati con tampone molecolare comunicati dalla Pat) ma 140. Più di 5 volte tanto.

Tra i positivi con test antigenico anche il Sindaco di Pieve di Bono Prezzo che lo ha comunicato con un messaggio: «Qui Pieve di Bono Prezzo. Dopo alcuni giorni di febbre alta e con alcuni sintomi collegati, il tampone antigenico cui sono stato sottoposto oggi, ha confermato la mia POSITIVITÀ al #Covid. Sicuro di aver osservato con attenzione le indicazioni, non ho ricordo in queste ultime settimane di contatti a rischio con altre persone, quindi mi auguro di non aver ripercussioni su altri cittadini. Rimane comunque il dubbio di come questo virus possa raggiungere anche chi rispetta le regole, trovando qualche pertugio in cui insinuarsi. Inizio pertanto il periodo di quarantena e isolamento; grazie agli strumenti informatici sarò comunque operativo, sperando, con la collaborazione di amministratori, funzionari e dipendenti comunali, di rendere al minimo i disagi derivanti da questa situazione ai cittadini. Buona serata, Attilio»

 

E' nuovamente all'opera il servizio “Io resto a casa”, attivo dallo scorso 9 novembre. Data la situazione attuale, si è pensato di rendere di nuovo disponibile un servizio senza alcun dubbio molto utile alla popolazione.

 

In cosa consiste? “Io resto a casa” è prima di tutto il risultato del lavoro di molti volontari. E' nato nel contesto della prima fase della pandemia in primavera, prima a livello provinciale, poi riproposto nelle realtà più piccole. Nelle Giudicarie il servizio è gestito dalla Comunità delle Giudicarie, poi localmente dai singoli Comuni.

 

Il lavoro dei volontari consiste nel raggiungere chi impossibilitato a muoversi autonomamente da casa. Si porta loro beni di prima necessità a domicilio, da spesa a medicinali prescritti dal medico; viene offerto supporto anche per la raccolta rifiuti. Ovviamente con le precauzioni necessarie, in regola con le norme di prevenzione per coronavirus.

 

Sono molti i consensi favorevoli, anche a seguito dell'ottima riuscita del Servizio a marzo. Il contesto è naturalmente differente, come anche il grado di chiusura e il tipo di restrizioni.

 

Si accede al servizio attraverso il numero 366/5851714 o scrivendo all'indirizzo di posta elettronica This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it., attivo dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 12.00.

 

È stata ultimata la distribuzione del Giornale delle Giudicarie di novembre da parte della Cooperativa sociale Lavoro, con sede in località Copera a Zuclo.

L'associazione che edita il Giornale delle Giudicarie chiede a chi non lo avesse ricevuto di segnalarlo all'indirizzo di posta elettronica This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. oppure di chiamare il numero della cooperativa: 0465-326420 oppure quello del Giornale delle Giudicarie, 0465322934.

Chi lo vuole sfogliare online lo trova qui

 

 

I numeri sono sempre severi, ma rimangono nel trend dell’ultimo periodo contraddistinto da una recrudescenza anche in Trentino del contagio da Covid-19. Lo certifica l’Azienda provinciale per i servizi sanitari che nel bollettino di oggi parla di 234 nuovi casi positivi, ma anche di 7 nuovi decessi e 455 ricoveri nei vari ospedali della provincia.

Nel dettaglio, i nuovi contagiati sono per lo più asintomatici: 152 i casi individuati da attività di contact tracing o screening. 42 (tra ospiti e operatori) sono collegabili alle RSA trentine, mentre tra i piccolissimi se ne contano 2 con meno di 2 anni e 1 di età compresa fra i 3 ed i 5 anni. Sempre alto invece il numero dei contagi fra gli over 70: il rapporto oggi indica 89 casi nuovi e a questo dato si accompagna, come sempre, la forte raccomandazione a osservare ancora più prudenza per proteggere le fasce più esposte agli effetti dell’infezione. Un messaggio che l’alto numero di decessi (7 anche oggi, tutti relativi a ultra settantenni) dovrebbe rendere ancora più forte

Ci sono, è vero, anche 40 soggetti considerati pauci sintomatici e seguiti a domicilio, ma l’altro dato che impone a tutti un’ulteriore assunzione di responsabilità è quello relativo ai ricoveri che ormai sono saliti a quota 455: nella giornata di ieri infatti sono stati registrati 43 nuovi ingressi, “compensati” da poco meno di una trentina di dimissioni. Da ricordare poi che in terapia intensiva ci sono ancora 38 pazienti.

È una buona notizia invece poter considerare un flusso abbastanza costante relativo ai guariti: il rapporto oggi ne indica altri 210, che portano il totale a superare quota 10.000. (10.071 la cifra esatta).

Sul versante scuola, anche oggi ci sono altri 18 nuovi casi di bambini e ragazzi in età scolare; la ricostruzione dei contatti di ciascuno di loro determinerà l’isolamento o meno delle rispettive classi (ieri in quarantena ce n’erano 163).

Sempre intenso il lavoro di chi da mesi è sul campo per intercettare il virus: ieri sono stati analizzati 3.043 tamponi, 1.613 dal Laboratorio di Microbiologia dell’Ospedale Santa Ciara di Trento ed altri 1.430 alla Fondazione Mach. Il totale da inizio pandemia sale dunque a 344.029 test molecolari somministrati.

 

 

111 gli attualmente positivi in Giudicarie dichiarati dalla Pat che tengono conto dei tamponi molecolari.

20 a Sella Giudicarie, 14 a Tione, 12 a Pinzolo, 11 a Comano Terme, 7 a Giustino, a Porte di Rendena e a Borgo Chiese, 6 a Tre Ville, 5 a Storo, 4 a Stenico, 3 a Pelugo, a Bleggio Superiore e a Borgo Lares, 2 a Caderzone Terme, a Strembo, a Spiazzo, a Valdaone, 

1 a Bocenago, a San Lorenzo Dorsino e a Fiavè 

Nessuno caso a Carisolo, a Massimeno, Pieve di Bono Prezzo, Castel Condino e a Bondone.

 

Questi numeri non tengono conto di chi è risultato positivo con il test rapido antigenico. Le stime dicono che i positivi con test antigenico potrebbero essere circa 3 volte quelli riscontrati con tampone molecolare.

 

 

L’assegnazione del nome Parco Fluviale Sarca, dopo la fusione delle due Reti già presenti sul Basso e sull’Alto corso della Sarca (rispettivamente dal 2012 e dal 2013) avvenuta con la sottoscrizione dell’Accordo di programma 2019/2021, è stata approvata lo scorso 13 novembre dalla Giunta provinciale, su proposta del Vicepresidente e Assessore all’urbanistica, ambiente e cooperazione, Mario Tonina.

Per quanto atteso, si tratta di un riconoscimento importante per il lavoro svolto nella costruzione  di uno strumento innovativo come la “Rete di Riserve”, introdotta in Trentino con la LP 11/2007, per la gestione delle piccole aree protette e dei siti di interesse europeo di Natura 2000 che si prestano a una gestione unitaria (alcune Reti di Riserve, avendo come matrice ambientale i corsi d’acqua, possono assumere il nome di Parco Fluviale).

Il nostro Parco Fluviale è la più grande Rete di Riserve del Trentino. Oltre al BIM Sarca Mincio Garda (ente capofila) e alla Provincia Autonoma di Trento, ne sono Enti finanziatori le tre Comunità della Valle dei Laghi, delle Giudicarie e dell’alto Garda e Ledro. I sottoscrittori dell’Accordo di programma sono invece 27 Comuni e 16 Asuc.

Gli uffici di Tione del Consorzio B.I.M. Sarca Mincio Garda forniscono al Parco il supporto necessario per svolgere gli atti amministrativi e finanziari. La sua struttura leggera segue la realizzazione di attività e interventi, nonché la crescita del network territoriale secondo i principi fondanti delle Reti di Riserve trentine: partecipazione, sussidiarietà responsabile e integrazione tra politiche di conservazione e sviluppo sostenibile.

Il Parco Fluviale della Sarca, va sottolineato, non è un nuovo ente ma uno strumento gestionale in capo alle comunità locali; è quindi compito e responsabilità del territorio imparare a utilizzarlo, per renderlo sempre più efficace ed efficiente, e anche per farne un’occasione utile ad affrontare alcune delle urgenze contemporanee – cambiamenti climatici, perdita di biodiversità, consumo di suolo, fragilità dei sistemi economici locali.

Gianfranco Pederzolli

 

Ingegnere, Presidente del Parco Fluviale della Sarca

 

Trento, 15 novembre 2020

La scuola dell'Infanzia sta attraversando una fase totalmente diversa da tutte le altre scuole di ogni ordine e grado. Se per la primaria e secondaria di primo grado, il mondo si indigna di fronte all'obbligo di mascherina in classe ed alla secondaria di secondo grado per la didattica a distanza, per la fascia d'età 3-6 anni, tutto sembra andare bene, nessun problema, il silenzio totale. La comunità scientifica ci dice che i bambini piccoli si ammalano poco e tutti ce ne rallegriamo. La stessa comunità scientifica ci chiede però di tenere i bambini lontani dagli anziani, perchè il loro non sviluppare la malattia, non coincide con l'impossibilità di contagio. Risulta ormai assodata la massiccia percentuale di asintomatici o paucisintomatici, specie nelle fasce d'età minore ed è proprio su questo che vorremmo puntare l'attenzione.

 

La Provincia Autonoma di Trento predispone in accordo con l'Azienda sanitaria i protocolli sanitari, nei quali si prevede che con un sintomo riconducibile a Covid-19 le famiglie debbano consultare il pediatra. Dopo pochi giorni però ci si accorge che non si possono obbligare i genitori a ricorrere ai medici per ogni raffreddore, quindi si decide di aggiustare il tiro, cominciando a parlare di sintomi combinati. Gli stessi protocolli parlano di chiusura delle sezioni in caso di un bambino positivo, ma anche qui, si pensa di modificare e di portare a due i casi di positivi per non ritrovarsi a chiudere ogni giorno una classe.

Tutto questo avrebbe forse funzionato se il famigerato sistema di tracciamento, fosse stato messo in atto, cosa che non è accaduta e puntualmente, ci si ritrova ora in una situazione d'emergenza che né la Pat, né l'Azienda sanitaria vogliono riconoscere.

Se il genitore di un bambino si ammala, il figlio viene posto in quarantena, ma non tamponato; ora le scuole sono piene di situazioni come queste, ma ciò che non si era considerato, è che dotando il personale di sole mascherine chirurgiche, in un contesto nel quale il distanziamento non esiste, possa capitare che gli insegnanti si infettino, perché si sa, l'età media della categoria, è la stessa di quella dei nonni. Il focus è questo, non portate i bambini dai nonni, proteggeteli, ci sentiamo dire da marzo. Per le scuole invece, tutto ok: gli insegnanti hanno i superpoteri, accudiranno bambine e bambini nello stesso modo di sempre, li coccoleranno, ci giocheranno, puliranno loro il naso e la bocca, li imboccheranno, si siederanno con loro nei tavolini da 8 per le attività, il tutto con una mascherina chirurgica, che ricordiamolo, protegge chi si ha di fronte, ma non se stessi.

 

Arriviamo ad oggi, file di insegnanti positivi al Covid-19, nessuna quarantena per le classi, ma non solo: nessuna trasparenza nei confronti dei genitori. Non c'è per l'amministrazione, alcuna necessità di comunicare alle famiglie la situazione. Scuole con 5,7, persino 13 persone positive,nessun focolaio dichiarato. Gli insegnanti chiedono tamponi, chiedono che venga autorizzato l'uso delle ffp2.

L'amministrazione risponde che è tutto ok, l'Azienda sanitaria interpellata, fa di peggio:sta in silenzio. Si badi bene, che qui non si tratta di considerare i bambini “untori”, ma bensì veicolo inconsapevole per la trasmissione del virus. Gli insegnanti in lock down non ci vogliono andare, la scuola dell'infanzia è luogo dove ogni apprendimento passa attraverso il corpo, la collaborazione e la socialità, non si può tornare a marzo, non esiste didattica a distanza per i bambini e le bambine dai due anni e mezzo ai sei.

I genitori hanno diritto di sapere queste cose, perché è inutile indignarsi se le scuole chiudono, bisogna farlo e fare fronte comune perché rimangano aperte, ma in modo sicuro per tutti, perché sanità e politica diano delle risposte ora e lo facciano in modo chiaro.

Martina Detassis e Mara Ghiro insegnanti di scuola dell'Infanzia e rappresentanti in Consiglio del Sistema Educativo Provinciale.

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