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Wed, Apr

 

Incontro giovedì fra il presidente Maurizio Fugatti e i rappresentanti della Comunità e delle amministrazioni comunali delle valli Giudicarie interessate dagli interventi pianificati dalla Provincia sulle infrastrutture per la mobilità, oltre una ventina, per una spesa complessiva di 206 milioni di euro circa.

Parliamo di strade, rotatorie, ponti, marciapiedi, gallerie e quant'altro, che renderanno più sicuro e scorrevole il traffico nella zona diminuendo al tempo stesso il suo impatto ambientale. Sarà favorito anche l'uso della bicicletta con due interventi nella ciclopedonale delle Giudicarie, nei tratti fra Lardaro e Pieve di Bono e fra Limarò e Sarche.

 

Nel corso dell'incontro, a cui hanno partecipato anche gli ingegneri della Provincia De Vigili, Martorano e Monaco, è stato fatto il punto sia sugli interventi progettati o in fase di appalto, fra cui quelli per l'allargamento e la rettifica del tracciato e la mitigazione del rischio di crolli in alcuni tratti della statale 421 dei laghi di Molveno e Tenno, nei pressi di San Lorenzo in Banale (Nembia), per complessivi 6-7 milioni di euro circa, e per il miglioramento della galleria di Ponte Pià, sia su un progetto più impegnativo, quello riguardante la variante di Ponte Arche, su cui non sono ancora state previste risorse in bilancio.

"L'obiettivo - ha detto il presidente Fugatti - è di accelerare la realizzazione delle opere già in fase di studio, progettazione o appalto, ma ragionando al tempo stesso su quelle, come la variante di Ponte Arche sulla statale del Caffaro, di cui abbiamo individuato in fase di studio l'ipotesi più rappresentativa, ma sulla quale al momento non sono state individuate le risorse. Ciò al fine di poter procedere più velocemente con l'apertura dei cantieri una volta che le risorse si saranno rese disponibili".

 

 

Nel corso dell'incontro si è parlato, fra le altre, del miglioramento della galleria di ponte Pià. L'intervento prevede la sistemazione della galleria esitente, per i primi 350m circa a partire dall'uscita lato Tione, e la realizzazione di un nuovo tracciato in galleria, molto più lineare dell'attuale, per una ulteriore lunghezza di circa 1.150m in direzione Ponte Arche. La nuova uscita lato Ponte Arche è prevista  più a valle rispetto all'imbocco esistente, in un punto che consentirà di impostare il cantiere della galleria minimizzando gli impatti con la viabilità attuale, in modo tale da ridurre al minimo i disagi. 

Nel suo complesso l'intervento è fra quelli considerati strategici dalla Provincia e rientra nel novero di quelli in avanzato stato di progettazione, per i quali è prevista una ulteriore accelerazione al fine di arrivare velocemente alla gara d’appalto. Attualmente si sta rivedendo la parte strutturale per adeguarla alla nuova normativa. 

Il costo complessivo è di 25 milioni di euro. L'obiettivo è di avviare il cantiere nella primavera del 2022. 

Per quanto riguarda la variante di Ponte Arche, l'intervento previsto riguarda la statale 237 tra le progressive km. 98 e 102 circa. Negli studi a suo tempo redatti si sono ipotizzate 14 diverse alternative progettuali, di cui 8 sottoposte a valutazione di impatto ambientale con successivo approfondimento di due ipotesi. Una di esse è risultata la più rappresentativa. L'ipotesi di spesa per la realizzazione della circonvallazione è di circa 90 milioni.

All'incontro erano presenti i sindaci e gli amministratori: Fabio Zambotti (Comano Terme); Flavio Riccadonna (Bleggio Superiore); Monica Mattevi (Stenico); Nicoletta Aloisi (Fiavè), Ilaria Rigotti (San Lorenzo Dorsino); Giorgio Butterini (Commissario Comunità delle Giudicarie).

È stato firmato oggi da Trentino Sviluppo, Provincia autonoma di Trento e gruppo Marchesi un protocollo d’intesa per il potenziamento del cluster metalmeccanico in Valle del Chiese e la salvaguardia di 20 posti di lavoro. L’operazione prevede l’acquisto da parte di Trentino Sviluppo di un immobile del gruppo Marchesi a Storo e l’utilizzo, da parte della società, del ricavato della vendita per rilevare le Officine Failoni. L’impresa, storico partner della fonderia di Tione, si trovava infatti da fine dicembre in regime di liquidazione. La cessazione senza subentro dell’attività avrebbe causato una perdita di posti di lavoro ad “effetto domino”. Oltre agli 8 dipendenti delle Officine avrebbero infatti rischiato i 12 addetti del gruppo Marchesi impiegati su una linea produttiva in stretta filiera con la produzione delle Officine stesse. Con l’accordo di oggi sono garantiti fino al 2025 i livelli occupazionali pregressi. L’immobile acquisito da Trentino Sviluppo verrà rimesso sul mercato tramite bando pubblico secondo il regime della locazione ordinaria e con un budget importante per la sua riqualificazione.

 

 

Si conclude oggi, giovedì 11 febbraio, una significativa operazione per la tenuta e lo sviluppo del tessuto produttivo della Valle del Chiese, che vede come protagoniste la Provincia autonoma di Trento, la sua società di sistema Trentino Sviluppo e il gruppo Marchesi.

 

Nato nel 1946 come fonderia, il Gruppo è oggi una moderna realtà metalmeccanica con filiali in Asia, Europa Orientale e America Latina. Nella sede di Tione, sono impiegati 40 dipendenti, attivi su diverse linee produttive. Dodici addetti, nello specifico, lavorano sulla linea produttiva connessa secondo strette dinamiche di filiera alle Officine Failoni. La liquidazione di quest’ultima società, a fine dicembre 2020, avrebbe dunque portato alla perdita, per “effetto domino”, di 20 posti di lavoro: quelli degli 8 dei dipendenti delle Officine Failoni e di conseguenza quelli dei 12 addetti del gruppo Marchesi impiegati su una linea a quel punto condannata alla dismissione.

«Questo scenario – commenta Achille Spinelli, assessore allo Sviluppo economico, ricerca e lavoro della Provincia autonoma di Trento – oltre a mettere in difficoltà venti famiglie in un momento già di per sé complicato e in un contesto territoriale periferico, con minori opportunità di riconversione professionale, avrebbe comportato un impoverimento generale del tessuto produttivo locale e la dispersione del know how acquisito negli anni dai lavoratori delle Officine Failoni. In più, Trentino Sviluppo interviene in un contesto produttivo di montagna, dove è fondamentale che la manifattura rimanga a produrre a presidio dell’occupazione locale».

Di qui, la firma di un protocollo d’intesa con cui Trentino Sviluppo acquista per un valore pari a 335 mila euro un immobile produttivo di proprietà del gruppo Marchesi in via 24 Maggio a Storo. L’immobile verrà poi assegnato tramite bando pubblico e destinato ad altre attività produttive in regime di locazione ordinaria. Il gruppo Marchesi, dal canto suo, utilizzerà il ricavato della vendita per acquisire le Officine Failoni, assorbendone i dipendenti e l’attività e impegnandosi a garantire fino al 2025 un livello occupazionale pari a 40 unità lavorative annue.

Nelle prossime settimane Trentino Sviluppo emetterà poi un avviso pubblico per la valorizzazione dell’immobile acquisito, con la disponibilità di un budget significativo per la sua riqualificazione, nell’intento di trovare per l’insediamento nuove realtà produttive del territorio, che peraltro più volte ha già dimostrato interesse e vivacità imprenditoriale.


Nell’ambito dei controlli finalizzati al contenimento della diffusione della pandemia da Covid-19, durante il fine settimana appena trascorso, gli agenti della Polizia Locale delle Giudicarie di Tione di Trento hanno sanzionato 9 persone.

In foto la Polizia Locale durante i controlli a Porte di Rendena

 

A Tre Ville, Spiazzo e Porte di Rendena sono stati controllati diversi veicoli i cui occupanti nonostante non avessero un motivo valido per lo spostamento tra regioni, e nemmeno una seconda casa, erano diretti in Val Rendena.

Tra di loro anche moglie e cognata di un noto calciatore.

Nelle Giudicarie Esteriori invece un uomo, nonostante fosse sottoposto a quarantena perché positivo al tampone antigenico, è stato trovato lontano dalla propria abitazione.

A tutti è stata contestata la sanzione prevista delle normative attualmente in vigore (da 400 euro a 1000 euro).

«Negli ultimi giorni gira voce di una candidatura del sindaco di Bocenago Walter Ferrazza alla presidenza del Parco ma credo sia una bufala». Questa la dichiarazione di Joseph Masè, Presidente uscente del Parco Naturale Adamello Brenta intervistato da Marco Maestri su L’Adige in cui traccia un bilancio del proprio mandato e fa alcune osservazioni sulla possibile guida dell'ente. Secondo quanto riportato dal quotidiano del Trentino il Presidente Masè avrebbe aggiunto che Ferrazza dal 2015 al 2020 è stato membro effettivo del Comitato di Gestione come rappresentante del Comune di Bocenago ma che non si sarebbe mai presentato in cinque anni ad alcuna riunione del Parco. Da qui la considerazione che sembrerebbe strano che una persona che se n’è fregata del Parco venga proposta alla guida dello stesso ente.

Nessun cenno da Parte di Masè al fatto che Ferrazza non sia adatto a ricoprire il ruolo di Presidente del Parco perché cacciatore. L’ex sindaco di Giustino punta l’attenzione su cose più sostanziali. Ferrazza è responsabile dell’area tecnica del comune di Pinzolo che nella gestione dell’area protetta è uno dei comuni più delicati, sia per le numerose richieste di deroga, sia per la presenza degli impianti e le spinte per l’ampliamento del demanio sciabile.  Se non è in una condizione di incompatibilità,  specifica Masè, è sicuramente una questione di inopportunità.

Non ultimo il Sindaco di Pinzolo Michele Cereghini è titolare di uno studio tecnico i cui progetti possono arrivare sul tavolo del Parco. Nel caso diventasse Presidente del Parco, Walter Ferrazza si troverebbe a dover dare risposta ad istanze provenienti dal suo datore di lavoro.

 

Da sempre impegnata nel sostegno del territorio, “La Cassa Rurale” apre questo 2021 con un nuovo bando rivolto ad enti ed associazioni. Si tratta del “Bando Fund Raising di Comunità” che ha come obiettivo quello di sostenere progetti importanti: sono tali quei progetti che non solo prevedono l’impiego di rilevanti risorse finanziarie (spesa minima euro 80.000) ma contemporaneamente siano in grado di creare valore per la comunità riuscendo a produrre, sul territorio di competenza della Cassa Rurale, un positivo ed elevato impatto in ambito culturale, turistico e sociale.

 

Presupposto fondamentale per il finanziamento è che i promotori siano in grado di coinvolgere a sostegno del progetto la comunità destinataria (cittadini, associazioni e imprese) attraverso l’attivazione di una campagna di raccolta fondi: il “Fund Raising”.

Con questo nuovo bando “La Cassa Rurale” intende essere oltre che ente sostenitore di progetti innovativi anche stimolo per generare sviluppo territoriale attraverso il coinvolgimento e la partecipazione attiva dell’Intera Comunità per il perseguimento del Bene Comune – commenta la Presidente Monia Bonenti - Credo che essere parte di una Comunità significhi anche questo ovvero sentirsi partecipi e legati da un percorso comune: è nel sostegno vicendevole e nel rafforzamento del legame tra le persone, anche attraverso la condivisione e il perseguimento di obiettivi, che si rafforza il senso di esser parte di una Comunità.”

 

Le risorse messe a disposizione ammontano ad Euro 60.000 con le quali saranno sostenuti da 3 a 6 progetti con un contributo che potrà variare da 10.000 a 20.000 euro per singola iniziativa.

 

Per partecipare al bando è necessario che in fase di domanda l’ente o associazione presenti, oltre al dettaglio delle attività, anche il piano finanziario in cui dovrà essere indicato l’importo che si prevede di raccogliere attraverso la campagna di “Fund Raising”. La Cassa Rurale mette quindi a disposizione dei progetti selezionati un contributo pari a tale somma.

 

Per ottenere il contributo l’ente/associazione promotore dovrà coinvolgere un numero di donatori privati parametrato al numero di abitanti della comunità alla quale si rivolge il progetto, raccogliendo almeno 10.000 euro. L’ammontare del contributo sarà confermato sulla base della rendicontazione di quanto effettivamente raccolto.

 

La Presidente Monia Bonenti precisa come “meta-obiettivo di questo bando è quello di fare in modo che enti ed associazioni possano iniziare a familiarizzare con lo strumento del “fundraising”, maturando la consapevolezza che la raccolta fondi è una modalità di finanziamento che non può essere improvvisata ma necessita di attenta pianificazione a partire dalle modalità di comunicazione”.

 

Il bando sarà presentato a tutti gli enti ed associazioni interessate in un incontro on line il prossimo 19 febbraio alle ore 18.15. Per partecipare è necessario compilare l’apposito form sul sito de La Cassa Rurale entro il prossimo 17 febbraio.

Inoltre, per le associazioni che ne faranno richiesta, la cassa Rurale metterà a disposizione una consulenza individuale personalizzata e gratuitamente fornita da professionisti del settore sia per la fase di costruzione del progetto - inteso come fattibilità - che per quella di stesura/presentazione della domanda oltre che di pianificazione della raccolta fondi.



Le domande per partecipare al bando dovranno essere inoltrate entro il prossimo 30 aprile 2020.

Sul sito della Cassa Rurale www.lacassarurale.it, nella sezione dedicata alle associazioni, è pubblicato il regolamento completo con l’indicazione dei requisiti richiesti e la documentazione necessaria.

Per maggiori informazioni è possibile contattare “l’Ufficio Relazioni” inviando una mail all’indirizzo This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. oppure telefonando ai numeri 0465 709 383 – 0465 709 360.

Walter Ferrazza è stato nominato ieri presidente del Parco Naturale Adamello Brenta. Si tratta di una scelta legittima, che tuttavia suscita anche molti dubbi, il più grande dei quali riguarda la posizione di potenziale conflitto d'interessi di Ferrazza stesso, visto che è al contempo sindaco di Bocenago e dipendente del Comune di Pinzolo.

Assai poco condivisibili sono state a nostro avviso anche le modalità che hanno portato a questa nomina. A parte alcune indiscrezioni di stampa, in merito alla sorte di un bene di rilevante interesse pubblico come il Parco Naturale Adamello Brenta non c'è stato alcun dibattito e nessun coinvolgimento della cittadinanza. Tutto si è svolto a fari spenti, circostanza che pone l'interrogativo su quanto nel merito della scelta abbiano pesato le indicazioni politiche provenienti da Trento.

A fronte di queste considerazioni, ci aspettiamo che il nuovo presidente renda pubblica quanto prima la sua visione rispetto al futuro del Parco, mettendo nero su bianco il programma che intende seguire, quali impegni intenda assumersi, quale sia la sua posizione rispetto all'ampliamento del demanio sciabile e dello sfruttamento idroelettrico all'interno dell'area protetta e in generale quale sia il suo atteggiamento rispetto alla tutela della flora, della fauna e dei beni a lui affidati.

Nel fare i nostri migliori auguri di buon lavoro al nuovo presidente e alla sua nuova giunta esecutiva, ricordiamo che come è legittima l'elezione di Ferrazza altrettanto lo è pretendere che si faccia chiarezza da subito rispetto ai dubbi che da più parti vengono sollevati su di essa e ai timori riguardo al destino dell'Ente Parco qualora la sua gestione venisse piegata ad interessi lontani dalla tutela di un bene pubblico di primaria importanza, quale il Parco Naturale Adamello Brenta a tutti gli effetti è.

 

Nelle prime ore della mattinata i Carabinieri dei Comandi Provinciali di Cuneo e Asti, congiuntamente a quelli della Compagnia di Cles, hanno dato esecuzione a 5 misure cautelari in carcere, emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari di Trento, su richiesta della locale Procura, nei confronti di altrettanti soggetti, gravemente indiziati del delitto di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di 27 reati predatori (1 rapina e 26 furti in abitazione) soprattutto in danno di anziani, perpetrati tra le province di Trento e Brescia, da aprile 2019 a gennaio 2020.

I provvedimenti cautelari, eseguiti stamane, concludono una articolata indagine condotta dalla Compagnia di Cles con la Sezione Operativa di Trento, convenzionalmente denominata “Revenge”, che ha consentito di documentare l’attività di un’associazione criminale dedita ai reati contro il patrimonio, i cui membri nel corso di vere e proprie trasferte criminali, hanno messo a segno numerosi colpi in Trentino.

Gli obiettivi erano principalmente ville isolate della Val di Non, dove sono stati perpetrati 10 furti nei Comuni di Predaia (5), Sanzeno (3), Ton e Sarnonico, ma anche in altre località della Provincia (16), come Arco (3), Riva del Garda (5), Cavedine, Ala (3), Pieve di Bono-Prezzo, Sella Giudicarie, Tenno e Nago Torbole.
In totale 26 colpi in Provincia di Trento e un ulteriore furto -in itinere- in un’abitazione di Puegnago del Garda (BS).


 

L’operazione ha preso le mosse dall’analisi di alcuni furti, condotti contro le residenze di anziani, in 5 occasioni, infatti, gli arrestati avevano depredato le abitazioni di ultrasessantenni, dopo averli raggirati, fingendosi dipendenti dell’acquedotto.

Lo stratagemma consisteva nel bussare alla loro porta, per presentarsi quale tecnico della società erogatrice e segnalare la presenza di mercurio o altri inquinanti nell’acqua, che avrebbero certamente intaccato gioielli, denaro e documenti presenti in casa. Contemporaneamente veniva suggerito alle vittime che sarebbe bastato collocare questi beni nel frigorifero, per preservarli da qualsiasi rischio, dopodiché un complice, approfittando della distrazione dei proprietari, si impossessava del bottino, allontanandosi. Non è accaduto questo però il 19 giu. 2019 a Cavedine, quando due della banda si sono introdotti nell’abitazione di una coppia di anziani coniugi e dopo aver immobilizzato le vittime, minacciandole con una pistola, le hanno rapinate di denaro e gioielli, per circa 100 mila euro.

Il gruppo criminale, dove non trovava persone in casa, forzati gli infissi, entrava per cercare la cassaforte e, individuata, la apriva con il flex.
Le indagini dei Carabinieri di Cles sono risalite alle identità dei rei grazie all’attenta analisi dei siti internet –dediti alla vendita di autovetture di grossa cilindrata- identiche a quelle con targhe contraffatte, utilizzate per questi reati e tramite il raffronto di annunci e estrapolazioni dai sistemi pubblici di videosorveglianza, gli investigatori sono riusciti a individuare un gruppo piemontese, di origini sinti, gravitante su Alba (CN) e Asti, che aveva rapporti con il proprietario dell’auto riconosciuta. La presenza di personaggi legati al mondo dei furti, tra cui un Sorvegliato Speciale di Pubblica Sicurezza, ha consentito quindi di avviare i successivi servizi di osservazione e pedinamento, con il supporto di attività tecniche e intercettazioni, che hanno condotto a raccogliere gravi e concordanti indizi di colpevolezza a loro carico.

Nel corso delle trasferte i criminali utilizzavano sistemi ricetrasmittenti per comunicare e captare le trasmissioni delle forze dell’ordine, celando arnesi e refurtiva in appositi vani delle autovetture.

Il provento dell’attività delittuosa, sinora censito dall’indagine, ammonta a circa 185 mila euro.



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